“Ma allora siamo tutti scrittori”

Conosco un gruppo di docenti fantastiche. Conosco insegnanti appassionate e ricche di risorse. Le frequento tutti i giorni, o quasi. Una abita in Emilia, una in Veneto, l’altra in Piemonte e così via. Ci vediamo e lavoriamo insieme tutti i giorni. Su telegram. Un modo di fare co-teaching, di essere una vera comunità professionale che costruisce apprendimento. Un modo per sfuggire alla auoreferenzialità che non sopporto, alla solitudine dell’aula docenti.

Con loro da anni lavoro alla pratica del WW: writing workshop.

Mi son sempre chiesta come e perché chi scrive male a settembre a giugno è ancora lì. allo stesso punto, non migliora. Era colpa mia? Forse no, ma fatto sta che con il laboratorio e le pratiche che da 4 anni metto in atto qualcosa è cambiato.

Oggi dopo una lezione su “Cosa fanno gli scrittori” e sulla mappe del cuore e le liste di parole che andranno a costituire i territori di scrittura, uno dei miei studenti ha esclamato: ” Ma allora, tutti siamo scrittori!”

Sì, Andrea. Tutti possiamo almeno tentare, provare, usare le parole per costruire il mondo, il nostro mondo, esprimere idee, sentimenti, sogni.

Spero di non deludervi. Spero di essere all’altezza e di farvi amare le parole come le amo io. E se non ci vedremo più tenetevi caro il taccuino dello scrittore. Una parte di voi che sta lì a ricordarvi che si può fare. Credeteci.

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Navigare a vista

Non ho ancora una sede definitiva, ma lavoro già da 10 giorni ormai. Tutte le sante mattine arrivo con il mio bagaglio di lavoro pronto, proiettore, saponetta per navigare, iPad, casse. Non so se resterò dunque cerco di fare lezioni concrete e finite, per non lasciare in sospeso nulla. Non sarebbe corretto.

E dunque navigo un po’ a vista. Ma mi piace, ho scoperto. Leggo ad alta voce, lavoro sulle competenze di analisi testuale, un piccolo esercizio di quick write, qualche video stimolo, accoglienza e condivisione di un percorso, esercizi di pre reading e post reading.

I ragazzi mi guardavano stupiti il primo giorno. Adesso entro e già spostano i banchi. Sono quella del proiettore. Sorridono e stanno silenziosi quando leggo, con gli occhi attenti.

E così mi chiedo:ma non abbiamo esagerato con tutto sto programmare, con obiettivi, criteri, competenze? Io loro ben chiaro qual è il mio compito lì, fra loro. Non ci sto tanto a pensare e a volte pur con tre lezioni pronte improvviso. Funziona. Me lo devo ricordare.

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Buon anno! Siamo stati bravi

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Ecco cosa farò domani e dopo

 

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settembre andiamo è tempo di e-migrare!

Da settembre sarò alla scuola superiore di II grado. Una sfida. Grande. E ho deciso che non mi fermerò. So che sarà difficile ma per intanto mi sto documentando. Non avrò più la mia 2.0 ma opto per il modello BYOD senza dubbio.

Questo è un buon punto di partenza. la didattica del XXI secolo riparte da qua.Featured Image -- 1363

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L’Aula del XXI Secolo come Ambiente di Apprendimento

Condivido al 100% !

Insegnanti 2.0

La “Scuola” intesa come Spazio Fisico
Nel dibattito sulla riforma della scuola viene spesso sottovalutata l’importanza della scuola intesa come “Habitat“, spazio fisico e architettonico in cui ha luogo il processo di insegnamento e apprendimento. L’idea che gli ambienti in cui si svolge l’attività educativa siano come lo Spazio newtoniano “vuoti contenitori” caratterizzati da uniformità e universale omologazione, ha radici antiche nella scuola italiana. Negli altri paesi monitorati dall’OECD, esistono architetti specializzati nello School Design, che lavorano insieme ai rappresentanti di docenti e studenti per creare gli spazi educativi.
Ma è davvero irrilevante lo spazio nel quale si svolge la didattica? Può migliorare l’apprendimento scolastico in edifici cadenti e fuori norma? L’ambiente didattico deve essere solo uno scatolone vuoto? In quali spazi attrezzati gli insegnanti possono lavorare a scuola al di là delle ore di lezione curricolari? Si possono integrare le “Nuove Tecnologie” nelle “Architetture…

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D-thinking

Design thinking, da settembre su questi schermi

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Valutare per migliorare

Dossier Valutazione

Sorgente: Valutare per migliorare

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Didattica per competenze

Sto per frequentare un corso su questo argomento…

LABADEC

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Documenting Learning

User Generated Education

As I’ve discussed in numerous posts, I am an experiential educator. I believe in and promote learning-by-doing and hands-on learning. I approach experiential learning from a cycle of learning which includes reflecting on and analysis of things done through learning-by-doing.

CycleofLearninghttps://usergeneratededucation.wordpress.com/2016/01/13/a-natural-and-experiential-cycle-of-learning/

Reflection, as part of the experiential learning cycle, is often as or even more important than the making itself.

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A recent research study published via Harvard Business Review concluded that:

  • Learning from direct experience can be more effective if coupled with reflection-that is, the intentional attempt to synthesize, abstract, and articulate the key lessons taught by experience.
  • Reflecting on what has been learned makes experience more productive.
  • Reflection builds one’s confidence in the ability to achieve a goal (i.e., self-efficacy), which in turn translates into higher rates of learning. (http://hbswk.hbs.edu/item/7498.html)

I am excited about the current trend towards maker education but I believe it needs to…

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