settembre andiamo è tempo di e-migrare!

Da settembre sarò alla scuola superiore di II grado. Una sfida. Grande. E ho deciso che non mi fermerò. So che sarà difficile ma per intanto mi sto documentando. Non avrò più la mia 2.0 ma opto per il modello BYOD senza dubbio.

Questo è un buon punto di partenza. la didattica del XXI secolo riparte da qua.Featured Image -- 1363

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L’Aula del XXI Secolo come Ambiente di Apprendimento

Condivido al 100% !

Insegnanti 2.0

La “Scuola” intesa come Spazio Fisico
Nel dibattito sulla riforma della scuola viene spesso sottovalutata l’importanza della scuola intesa come “Habitat“, spazio fisico e architettonico in cui ha luogo il processo di insegnamento e apprendimento. L’idea che gli ambienti in cui si svolge l’attività educativa siano come lo Spazio newtoniano “vuoti contenitori” caratterizzati da uniformità e universale omologazione, ha radici antiche nella scuola italiana. Negli altri paesi monitorati dall’OECD, esistono architetti specializzati nello School Design, che lavorano insieme ai rappresentanti di docenti e studenti per creare gli spazi educativi.
Ma è davvero irrilevante lo spazio nel quale si svolge la didattica? Può migliorare l’apprendimento scolastico in edifici cadenti e fuori norma? L’ambiente didattico deve essere solo uno scatolone vuoto? In quali spazi attrezzati gli insegnanti possono lavorare a scuola al di là delle ore di lezione curricolari? Si possono integrare le “Nuove Tecnologie” nelle “Architetture…

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D-thinking

Design thinking, da settembre su questi schermi

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Valutare per migliorare

Dossier Valutazione

Sorgente: Valutare per migliorare

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Didattica per competenze

Sto per frequentare un corso su questo argomento…

LABADEC

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Documenting Learning

User Generated Education

As I’ve discussed in numerous posts, I am an experiential educator. I believe in and promote learning-by-doing and hands-on learning. I approach experiential learning from a cycle of learning which includes reflecting on and analysis of things done through learning-by-doing.

CycleofLearninghttps://usergeneratededucation.wordpress.com/2016/01/13/a-natural-and-experiential-cycle-of-learning/

Reflection, as part of the experiential learning cycle, is often as or even more important than the making itself.

Untitled

A recent research study published via Harvard Business Review concluded that:

  • Learning from direct experience can be more effective if coupled with reflection-that is, the intentional attempt to synthesize, abstract, and articulate the key lessons taught by experience.
  • Reflecting on what has been learned makes experience more productive.
  • Reflection builds one’s confidence in the ability to achieve a goal (i.e., self-efficacy), which in turn translates into higher rates of learning. (http://hbswk.hbs.edu/item/7498.html)

I am excited about the current trend towards maker education but I believe it needs to…

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A scrivere per il POLIMI

 

percorsi

Condivido qui una riflessione che fa parte della mia tesi per il master Tecnologie per la didattica, Polimi, 2016.

 

Eventuali difficoltà incontrate, sia tecniche che metodologico – didattiche.

Questo punto mi dà modo di sviluppare alcune riflessioni personali molto importanti.

  • La tecnologia da sola non fa un ambiente di apprendimento. Gli alunni da soli non generano nulla di produttivo con la tecnologia se non fortemente motivati e inseriti da tempo in un ambiente didattico pre-costruito e fortemente progettato a monte. Dietro a ogni progetto deve esserci un pensiero forte, un’idea portante e condivisa da un gruppo di docenti e da un istituto. I docenti, per quanto motivati e preparati, da soli non producono alcun ambiente di apprendimento significativo senza i due elementi imprescindibili di cui sopra. Quindi: AMBIENTE DI APPRENDIMENTO INNOVATIVO = TECNOLOGIA + GRUPPO DOCENTI MOTIVATI E PREPARATI + STUDENTI DISPOSTI A COLLABORARE E MOTIVATI A FARLO. Purtroppo avendo cambiato istituto nel 2015 e trovandomi in una scuola professionale per la prima volta, ho dovuto adattare la mia idea ad un nuovo parterre di alunni, a nuovi colleghi, a nuovi schemi e modalità di lavoro. Questo non è stato affatto indifferente per la riuscita del prodotto e dell’esperienza. Venendo da una scuola superiore di I grado dove avevo avuto il privilegio di lavorare per 3 anni in una classe2.0 dotata di Ipad da me voluta fortemente con alcuni colleghi, ho effettivamente sottovalutato se non addirittura non preso affatto in considerazione alcuni elementi di criticità. Tali elementi non sono stati di carattere tecnico ma sicuramente sono stati di carattere metodologico. In primo luogo la classe IIE non era assolutamente pronta per una esperienza del genere. Non c’era nessuna abitudine al lavoro con la tecnologia, in gruppo, in coppia. L’impostazione era sempre stata molto tradizionale. Gli studenti hanno inizialmente accolto favorevolmente il progetto ma quando si è trattato di realizzare learning objects la situazione è cambiata completamente. Non hanno accettato la fatica e l’impegno di un lavoro che coinvolge se è ben gestito e ben condotto, anche con fatica, da parte loro. Il loro essere “tecnologici” comportava il non essere in grado di inviare una mail, di inserire un allegato, di usare un quaderno condiviso, di aprire un file di Gdocs., di rispondere ad un semplice questionario online. Tutti possiedono uno smartphone e tutti non se ne vogliono separare per nessun motivo, ancor meno durante le ore di lezione. Ma se si tratta di scaricare app o di gestire file per una attività didattica non se ne parla. Ecco qui le mie prime riflessioni: gli adolescenti vivono immersi nella tecnologia a loro insaputa. La usano solo in modo passivo, la subiscono, non sono in grado di usarla in modo diverso se non guidati passo passo. Nonostante ciò sia stato messo in atto il lavoro non ha funzionato lo stesso.
  • Cosa ci proponiamo di fare con la tecnologia? Quale uso didattico? Quali sarebbero le opportunità che si aprono al docente che ne volesse far uso attivo in classe? Prima considerazione: lavorare con la tecnologia non abbrevia ma allunga i tempi specie per i docenti. Preparare le lezioni è lungo e richiede dimestichezza con i mezzi usati. Il lavoro a casa spesso raddoppia. Se non è dunque efficiente questo tipo di approccio è però efficace? La mia conclusione è sì a patto che si chiarisca bene l’obiettivo da raggiungere. Intendo far lavorare gli alunni con la tecnologia o nella tecnologia? Sono due cose diverse anche se entrambe offrono opportunità interessanti. In questo anno scolastico ho optato, dopo enorme fatica, per la prima opzione. In altre parole: il risultato sarà assemblato e fruito tecnologicamente ma spesso il lavoro preparatorio e dei ragazzi è stato fatto con metodi tradizionali (carta e penna) per ottenere tempistiche accettabili. Anche le mie lezioni spesso fatte alla LIM erano in realtà solo una replica potenziata di una didattica tradizionale, molto diversa da quella che avevo messo in atto l’anno scorso con la mia classe2.0. Credo che entrambi gli approcci siano legittimi e che soprattutto il secondo sia molto interessante e produttivo. Ma occorre valutarne bene prima le ricadute. Io ho sempre pensato che solo l’unione della prima e della seconda opzione produca vera novità nella didattica, ma ho dovuto constatare, come detto sopra, che spesso l’ambiente non è favorevole o pronto a lavorare in tal senso e quindi è sempre meglio avere un piano B da usare all’uopo.
  • Mi soffermo ora su questa considerazione: mi sono chiesta più volte :” Che cosa mi interessa incentivare con questa attività? Con questa specifica modalità didattica?” Non mi interessa certo solo incentivare la pratica della strumentazione tecnologica e l’uso di certe app. La risposta che mi sono data è stata infatti la creatività individuale, la motivazione allo scrivere e al leggere, la flessibilità nell’affrontare un compito di lavoro. Da questo punto di vista la tecnologia offre molti agganci utili, ma sempre abbastanza aridi se non supportati da idee forti. A mio avviso la tecnologia non deve essere solo uno strumento per trasmettere contenuti più o meno in modo efficace. Sarebbe una opportunità persa. Deve essere un modo di creare un nuovo ambiente didattico che lavori su competenze e non su programmi e contenuti, che sfrutti risorse per creare sapere e condividerlo, deve insomma contribuire alla nascita delle famose teste ben fatte e non di teste ben piene. Diversamente non credo sia poi così produttivo inserire didattiche spinte in senso tecnologicamente avanzato in una scuola vetusta, ancorata a sistemi di valutazione obsoleti, impreparata e spesso ideologicamente oppositiva.
  • In ultimo: lavorare in ambienti di apprendimento innovati tecnologicamente presuppone anche un cambiamento nel sistema di valutazione degli alunni. Nella mia scuola mi chiedono due prove scritte (temi) e una orale (interrogazione) per quadrimestre. Mi trovo ora io ad avere ben sei voti ciascuno per il writing worshop e il lavoro fatto sull’ampliamento del testo, mentre sono in difficoltà con le interrogazioni orali. E poi cosa valuto in effetti? La resa finale del prodotto, anche se spesso scadente? O piuttosto l’impegno, la costanza, la progettualità messa in atto, la capacità di negoziare nel gruppo di lavoro, di condurre a termine una consegna nei tempi? Questo problema, che non posso certo risolvere qui, a mio avviso va preso seriamente in considerazione. Dal mio punto di vista è il processo che mi interessa più che il risultato. So però che molti dei colleghi su questo non sarebbero d’accordo. Allego due link che ritengo esplicativi del mio pensiero al riguardo: https://sabinaminuto.wordpress.com/2013/09/16/what-do-we-want-technology-to-do-in-school/ e https://www.youtube.com/watch?v=l0s_M6xKxNc&feature=youtu.be

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Il nostro “Ero cattivo”

QUI  trovate l’ebook della 2Esc, oppure QUI

Un lavoro difficile, ma  coinvolgente.

Leggete e dite grazie ad Antonio Ferrara.

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le 6 mappe sulla comunicazione

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Storify

L’anno scorso facevamo questo.

Il 16 maggio si vedrà.

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