Apprendimento informale

“Come funziona l’apprendimento informale? Quali sono i suoi “learning outcomes” (risultati di apprendimento)?

Risultato importante dell’indagine è che i giovani nativi usano e-tools e “social software” per:
• la socializzazione e la creazione di comunità;
• sostenersi a vicenda attraverso le comunità;
• la condivisione e la creazione di risorse;
• organizzare il loro apprendimento e i loro gruppi.

Ora, vorrei sottolineare i concetti di “socializzazione”, “comunità”, “sostegno”, “condivisione”, “creazione di risorse”, “organizzare”, “gruppi”, cioè un concentrato difficile da trovare nella società “civile” se escludiamo le parrocchie, le associazioni sportive private e le scuole.

Quindi, l’ambiente digitale è un ambiente di comunicazione “vivo”, “concreto”, “reale” “

Arturo Marcello Allega

Riporto oggi queste parole lette in un articolo recentemente. Mi sembra si adattino perfettamente allo stile del per-corso di ltis2013 e in generale a quello di alcuni dei nostri studenti (non tutti). L’apprendimento informale può mediarsi con quello “formale” su cui per ora la scuola è incentrata? Dobbiamo fare un passo indietro (o avanti) ? E come?

“Dalla parte delle tecnologie con un libro in mano” . Può essere un modo?

 

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado.
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3 Responses to Apprendimento informale

  1. criszac68 says:

    L’ha ribloggato su piazzatienanmene ha commentato:
    Add your thoughts here… (optional)

  2. luciab says:

    Che i giovani cosiddetti “nativi degitali” si dedichino consapevolmente a
    “la socializzazione e la creazione di comunità; sostenersi a vicenda attraverso le comunità; la condivisione e la creazione di risorse; organizzare il loro apprendimento e i loro gruppi” non è assolutamente certo, nonostante la gioiosa teoria (Tapscott, Ferri e altri) e perché no, la reale potenzialità dei mezzi.
    Lavoro con ragazzi dai 14 ai 19 anni (con i quali dialogo) e queste sono le mie riflessioni:
    Vero è che i ragazzi socializzano e creano comunità (quasi esclusivamente Facebook, ove lasciati a loro stessi); certamente le uniche risorse che condividono sono (talvolta) i compiti, su FB (nemmeno le informazioni sul lavoro svolto, a beneficio degli assenti, in quanto attività poco interessante); se poi parliamo di “organizzazione dell’apprendimento”, stiamo volando metacognitivamente alti: infine per quanto concerne il reciproco sostegno… beh, si supportano per via telematica esattamente come fanno in presenza: sperimentando, imparando dagli errori, scivolando talvolta in atteggiamenti poco appropriati come succede agli adolescenti… Vita vissuta, insomma.
    Mi sono fatta l’intima convinzione che noi insegnanti abbiamo una responsabilità enorme, in quanto non-nativi digitali e quindi depositari di metodi “altri”: quella di trasmettere la capacità critica ai nostri allievi, di “facilitare” il pensiero, di spiegare che lo strumento è al servizio dell’essere umano e non viceversa…

    • sabinaminuto says:

      Concordo pienamente. È quello che provo a fare con molta fatica. Ma devo ancora sperimentare qualcosa di veramente utile a tale proposito.
      Pertanto curiosare nelle attività degli altri per me è molto importante.
      Cerco di elaborare idee e nel contempo tenere a bada colleghi e genitori, quelli più agguerriti.
      Lo faccio perché è l ‘unico senso che riesco a trovare oggi nel mio lavoro.
      A presto
      Sab

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