Ambiente di fallimento, almeno per oggi

Brutta giornata . Ho perso la pazienza due volte.

Siamo arrivati alla fine del lavoro in Cooperative learning che siè rivelato faticoso e non ha ottenuto il risultato atteso. I prodotti non sono male (ipertesti di gruppo di auto   presentazione) ma il “lavoro cooperativo ” non ha funzionato del tutto. Gli studenti forse sono ancora poco abituati al lavoro di tal fatta e anche piccoli (?).

Riflessioni

ho sbagliato a non motivare sufficientemente la collaborazione

gli alunni hanno sottovalutato il progetto, sarà perchè non lo avevano mai fatto

trovare la quadra fra 4 teste diverse è veramente difficile, anche a 11 anni

mi è dispiaciuto non essere riuscita a far cogliere l’idea “si parte in 4 e si deve arrivare in 4”

domani voglio comunque sottoloneare l’aspetto positivo del laboratorio

creare un ambiente di apprendimento collaborativo non è poi così facile, nemmeno fra adulti del resto, dove per ambiente di apprendimento intendo “un luogo dove le persone possono lavorare assieme e supportarsi l’un l’altro mentre usano una varietà di strumenti e di risorse informative nel loro compito di conseguire gli obiettivi di apprendimento e di risolvere problemi” ( Wilson, 1996)

Qui una interessante riflessione su cosa possa essere il progettare un ambiente di apprendimento, mio fallimento di oggi. Alla prossima.…

collaborativelearning

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado.
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14 Responses to Ambiente di fallimento, almeno per oggi

  1. Parlare di fallimento mi pare eccessivo. Forse le aspettative sono state eccessive
    I cambiamenti sono sempre lenti. Mica sono miracoli

  2. ivemara55 says:

    Il cooperative learning dovrebbe essere preceduto dal cooperative teaching…se noi docenti non siamo in grado di lavorare assieme, e i nostri ragazzi hanno grandi occhi per vederlo, possiamo poi pretendere che loro lo facciano? Non so se tu viva in un ambiente cooperativo…io, fino ad ora, no! Motivare sufficientemente la collaborazione…dici che hai mancato in questo…ma in una scuola ancora troppo individualista, a volte addirittura autoreferenziale, è faticosissimo motivare la collaborazione…credo invece che dovrebbe essere diffusa per contagio….

  3. Daniele says:

    Secondo me, non è da tutti riconoscere gli insuccessi (condizione essenziale per riflettere). E’ più consueto far finta che tutto vada bene.
    Penso che la causa principale stia nell’isolare in un tempo circoscritto un metodo che, nei fatti, si contrappone al concetto di scuola abituale. I ragazzi hanno bisogno di certezze: perché funzioni, tutti gli insegnanti dovrebbero favorrire lo sviluppo di un “ambiente di apprendimento” che, come dice nel suo blog Gianni Marconato, si contrappone, concettualmente, a “corso”.

  4. Cristina says:

    La cosa importante e’ provare…piano piano le cose vengono sempre meglio!hai provato a fare prima un training per insegnare ai ragazzi a lavorare in gruppo?intendo un breve percorso di abilità sociali? I ragazzi sono poco abituati a collaborare, la scuola tende ad assere competitiva e non aiuta a sviluppare le abilità necessarie a lavorare in gruppo ( tante volte essenziali nel mondo del lavoro)…magari ci fossero più insegnanti che usano questa metodologia e che sanno riconoscere cosa c’è’ da migliorare! 🙂

    • sabinaminuto says:

      Ciao,
      Mi spieghi cosa intendi con un breve per orso di abilità sociali?
      La cosa mi piace. Come lo imposteresti?

      Grazie mille

      • Cristina says:

        Esistono diversi training di abilità sociali che si possono fare in classe…un esempio riguarda quello di insegnare ai ragazzi le abilità necessarie a lavorare in gruppo prima di iniziare il lavoro sul l’apprendimento vero e proprio…Tipo: insegnare a parlare uno alla volta, insegnare ad ascoltare l’opinione dell’altro, insegnare a dare un feedback ad ogni compagno del proprio gruppo, insegnare una buona modalta comunicativa con cui fare una critica, ecc. Si possono usare tecniche di role playing per fare vedere ai ragazzi ogni abilità sociale e soprattutto uno volta formato il gruppo sul l’apprendimento, devi dare una valutazione sia al lavoro didattico prodotto che al comportamento prosociale. Potresti fare proprio una discussione con la classe da cui dopo un brainstorming estrapoli le regole sociali richieste per lavorare in gruppi e le scrivete su un cartellone da tenere in classe. Poi con la tecnica del role playing le mettete in azione, in modo che i ragazzi vedano in cosa consistono e così via…nel cooperative learning ogni ragazzo deve avere il proprio ruolo all’interno del gruppo ( meglio se il ruolo e’ attribuito seguendo le abilità di ognuno)…è così ci sarà il lettore, quello che prende appunti, quello che espone la lezione, quello che da’ il tempo, ecc.
        È’ un lavorone, ma ne vale la pena!

      • sabinaminuto says:

        In realtà ho lavorato proprio in questa modalità cooperative learning
        Ma forse non ho abbastanza rafforzato il senso del lavorare in gruppo prima dell’esperienza che é durata quasi due mesi.
        Abbiamo discusso dopo su cosa non ha funzionato ma ho capito he la maturità é ancora troppo fragile a questa età ( 11 anni) e la riflessione richiede tempi e età maggiori.

        Grazie dei consigli

  5. passeriniscuola says:

    Proprio questa mattina, nella mia terza, ho dato le valutazioni di una presentazione di geografia che era stata organizzata per gruppi. I miei ragazzi sono abituati a lavorare insieme fin dall’inizio della seconda, ma mai con risultati che mi soddisfacessero. Questa volta mi era sembrato di aver pensato a tutto dalla progettazione del lavoro alla valutazione finale, lasciando loro un notevole margine di autonomia proprio perchè avrebbe dovuto essere il “coronamento” di due anni di prove. Risultato: fin troppo scontato! Si sono riproposte esattamente le stesse dinamiche dei lavori individuali, che (forse banalizzando) posso riassumere in “chi ha sempre avuto un atteggiamento maturo, ha fatto un lavoro eccellente, chi non ha voglia di far niente è andato a rimorchio”. Mi sono chiesta: come superare questo scoglio? E’ possibile superarlo con ragazzini di quell’età?

    • sabinaminuto says:

      E come ti capisco!
      Forse chiedere sempre a tutti così tanto come noi vorremmo non é nemmeno giusto. Non tutti ce la fanno.
      Io ho sempre alte aspettative , anche da me stessa, ma a volte forse sarebbe più consigliabile un sano esame di realtá.
      Comunque sono una sostenitrice dei compiti difficili che almeno li avvicinino alle “zone di sviluppo prossimale”. Se poi non tutti fanno prodotti apprezzabili cerchiamo di capire che non tutti i tipi di intelligenza sono uguali e magari chi non lavora in un certo modo troverà altrove la sua strada.
      Beh…parlo tanto ma poi quando non ho i lavori che dico io sono la prima a rimanere delusa! Ma…

  6. luciab says:

    Molto onesta, Sabina. Tiri la prima pietra chi alla fine dell’anno non sente di aver fallito una cosa o l’altra…!
    Nel tentativo di essere d’aiuto, ho trovato questa risorsa didattica che mi sembra molto promettente. Fornisce molti consigli pratici sulla gestione delle competenze sociali durante le esperienze di cooperative learning. Mi è piaciuta così tanto che l’ho subito segnalata in Diigo.

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