Storia di M.

Oggi é stata una giornata triste. Ho misurato il fallimento della nostra scuola, del nostro, mio lavoro.
Davanti ai genitori avviliti e arrabbiati di M. non ho saputo che dire. Parlavano con me e il collega ma non eravamo noi l’oggetto in causa. Ero lì a rappresentare l’istituto, anzi l’istituzione, la scuola proprio come ente, come organizzazione, come gruppo di persone, di professionisti che educano, formano, includono, in-segnano in senso letterale, lasciano un segno. E che segno.
Quel segno che ti marchia e ti fa odiare la scuola, i prof, lo studio
M. é stato di nuovo bocciato. É uno di quegli allievi che vedi nei film: inconcludente, fannullone, ma intelligente. Simpatico, fanfarone ma non di “buona famiglia”. “Non studia” o studia poco.
È una colpa? Non siamo noi a dover far amare lo studio? Non siamo noi detentori della cultura a doverci preoccupare di elargirne un po’ anche a chi non sa che farsene, almeno ora? Non é quasi un dovere morale provarci anche con chi non “vuole” impegnarsi?
Eppure due mesi fa, ai genitori convocati, per l’ennesima volta avevano detto” si faccia interrogare, studi qualcosa, si faccia sentire…” E così lui ha fatto. Ma guarda caso non ha preso 9 o 10, voti adatti a rimediare i 4 o i 5. È già . Avrà preso 6, anche qualche 7, addirittura un 8 ( ma regalato però….) e dunque alla squallida resa dei conti dello scrutinio non é passato. Sì ha fatto, ma troppo poco. “Non gli viene 6” “non se lo merita” “ha lavorato poco prima” “sa solo una parte del programma (!)” , non porta mai il materiale” ” non fa i compiti”.
Ma che cosa lo avete illuso a fare allora?
Così mi han detto i suoi.
M. era M. anche prima. Che forse poteva cambiare la sua indole in due mesi? Eppure qualcosa ha fatto, nel suo piccolo a suo modo, paciugando, ma ha fatto. Che altro poteva tirar fuori, a 15 anni e quel senso di inadeguatezza che già lo perseguita? Tramutarsi nello studente modello, che ha “una famiglia dietro”? Ma non lo è, la famiglia c’è ma non “quel tipo” di famiglia. Eppure proprio quei genitori, che i colleghi snobbano, ma che poi temono tanto da aver paura di incontrarli alla consegna schede, mi hanno fatto vergognare.
Avevano ragione loro. Non tutti siamo nati per studiare, per celebrare le nostre messe al tempio della cultura, borghesemente intesa. Le intelligenze sono multiple, gli standard per quanto inseguiti non esistono, quel che M. ha imparato sarà anche “troppo poco” ma sempre abbastanza per lo sforzo che ci ha messo, uno come lui che a Marzo in corridoio mi aveva detto” tanto lo so prof, mi bocciano”.
E io a cercare di dargli quella assurda fiducia, granitica come sono nei miei convincimenti ” ma no, l’impegno paga, dai provaci, ti aiuteranno…”
Non l’hanno voluto aiutare. Anche se aveva deciso di provarci ed era già il nostro maggior successo.
A 15 anni dovrà ancora avere la licenza media. Dove? Come? Non si sa. I genitori sono avviliti e rancorosi, ma onesti. Non lo hanno difeso come tanti fanno. È vero il figlio non ama studiare, non lo ha mai fatto, ma si era dato un obiettivo, ci aveva creduto. ” Gli ho anche bloccato la funzione calcolatrice sul telefono, perché dicevano che copiava nelle verifiche” mi ha detto il papà.
Mi é venuto il magone.
Perdonaci M. : quello che troverai, la fuori nella vita sarà senz’altro meglio di ciò che noi, la scuola, non abbiamo saputo darti e che invece abbiamo preteso che tu ci restituissi.
Mi ricordo di quando hai letto ad alta voce “Odor di verde” nel reading di poesia. Mi avevi già regalato molto di più di quello che oggi ti abbiamo tolto.

N.B. I virgolettati riportano parole pronunciate mille volte, in mille Consigli di Classe, da mille docenti. Non le ho udite con le mie orecchie, ma so che le hanno dette. Sicuramente.

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado.
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5 Responses to Storia di M.

  1. luciab says:

    Ecco un’istantanea di ciò che veramente succede, talvolta. Triste. Difficile da accettare. E difficile ricominciare, poi in settembre. Però ricominceremo, cercando di fare ancora meglio.
    Anche io ho una figlia che non è “benedetta” dall’intelligenza “scolasticamente attesa”. Però ha me alle spalle, e questo fa tutta la differenza. Ha una mamma laureata alle spalle. Lo status sociale è tornato a fare la differenza, e questo è profondamente ingiusto.

  2. Luisella says:

    Mi viene da piangere…

  3. Sabina says:

    Io ieri ho pianto. Ognuno merita la nostra attenzione.
    Sono proprio avvilita.
    Ciao

  4. marina.p says:

    Condivido e capisco le sensazioni che provi e che non mi sono nuove… Tanti anni fa, mi son sentita dire in uno scrutinio finale, mentre si discuteva di due alunni da ” fermare” , dal PRESIDE, che solo una dei due si sarebbe bocciata, l’altro no. Alla mia domanda ( solo dopo ho capito quanto fosse ingenua…) sul perché, la risposta é stata:”perché é il figlio di una collega.”
    Il preside peró era uno solo, noi eravamo in dieci. Tutti si sono allineati al preside e tutto quello che ho potuto fare fu chiedere di mettere a verbale la votazione.
    Peró non é sempre cosí. La famiglia conta fino ad un certo punto.
    E forse…anche noi possiamo fare….solo fino ad un certo punto.

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