Il giorno dei giorni

Iniziati gli orali. Finita la mia ( poca) pazienza.
Odio doverlo dire ma questo mestiere che amo così tanto, questo essere bottegai del sapere, questo costruire per e con qualcuno percorsi di crescita non solo culturale, questo lavoro che affronto tutti i giorni felice quando vedo gli occhi furbetti che dai banchi mi fissano, oggi mi fa star male.

È facile lavorare nel chiuso delle proprie aule, sforzarsi di essere insegnanti almeno decenti, programmare attività sensate, che diano opportunità a tutti, che mettano in luce le abilità di ciascuno.
Magari ti illudi pure, non dico di avercela fatta, ma quasi, ci hai provato. È facile. Troppo.

Poi arriva il giorno dei giorni per un docente e per un alunno. L’esame, il colloquio orale, dove devi raccogliere e dare nel medesimo tempo, il giorno che corona un percorso, tre anni, il giorno dove io pensavo tutti volessero il massimo con serietà e onestà. Pensavo appunto.

Non è così. Ho visto oggi fatti spiacevoli e atteggiamenti non intellettualmente onesti. Ho avvertito l’idea della punizione più che della conquista comune. Ho sentito il prevalere dei personalismi, delle piccinerie. Ho percepito la poca “cura” nei confronti degli studenti, il poco rispetto del loro essere prima di tutto persone.

Non si può insegnare nulla a chi non ami, non si impara nulla da chi non ami.
Almeno conoscerli, almeno dare una chance, almeno ascoltarli ( nel senso letterale del termine).

Come se aver imparato fosse solo ripetere ciò che tu vuoi sentirti dire perché lo hai detto tu, proprio con quelle parole, quei suoni, quei discorsi.

Ovvio, non tutti, non per tutti, non da tutti. Ma oggi, giorno dei giorni, ho scoperto quanto sia difficile lavorare con chi é così lontano da te, quanto mi senta io lontana.

Chi sbaglia? Io, probabilmente. Tutti hanno le loro motivazioni, le loro scuse, i loro perché.
Ma invece gli alunni no? Non meritano forse tutti, almeno in quei 30 minuti attenzione, cura, accoglienza?

Non dico di premiarli tutti, di alzare le medie, di “regalare” i voti. Ma almeno , per una volta, di starli a sentire. Gli adulti siamo noi, con la pretesa pure di essere insegnanti.

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado.
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12 Responses to Il giorno dei giorni

  1. criszac68 says:

    Sei riuscita a trasmettere tutta l’amarezza e la delusione che provi…e chiaramente, chi legge, chi come te, pensa che amare coloro a cui si insegna e da cui si impara sia condizio sine qua non per far bene il nostro mestiere di bottegai del sapere… non può che provare, di riflesso, gli stessi sentimenti. Fa male sentire che esistano ambienti educativo-formativi che dimenticano di essere tali nel momento in cui prevale la logica punitiva, direi repressiva di chi si erge in cattedra con protervia, magari tacciando per “buonismo” quegli atteggiamenti di accoglienza, ascolto, cura, attenzione dell’altro/a di cui tu parli, fondamentali nella relazione educativa. Soprattutto perché sono questi che infondono fiducia, stima di sé così essenziali sempre, a maggior ragione in fasi di crescita così delicata come quella adolescenziale…
    Mi sento di poter affermare con sicurezza che certe modalità, chiamiamole così, di “far scuola”, all’interno della Primaria, sono piuttosto rare…sembra quasi che l’elevarsi di grado le contempli…Anche nella secondaria di 1°grado del mio Istituto, pur essendo una realtà positiva, talvolta abbiamo sentito qualche soggetto esprimersi in questo modo, ma è stato subito messo a tacere da colleghi come dalle “maestrine”…In questo sta l’importanza degli Istituti Comprensivi che son tali non perché sommano ordini di scuola diversi, ma perché consentono, se si sceglie e si ricerca, quel dialogo tra docenti, ognuno dei quali fa un suo pezzettino di scuola, ma che non devono mai perdere di vista l’unità, l’interezza dell’individuo cui si rivolgono…Per cui, imparare a dialogare e scambiarsi per crescere insieme è determinante. E questo fa sempre parte di quell’essere bottegai…Se ci si crede.
    Tutta la mia solidarietà in questo momento di sconforto, che però so che non intaccherà le tue forti motivazioni e la tua passione sempre dalla parte dei nostri ragazzi/e

  2. sabinaminuto says:

    Grazie! Sto meditando di chiedere l’assegnazione provvisoria.
    E pensare che proprio ieri ho saputo di aver avuto il finanziamento per la mia classe 2.0. Ma con chi la faccio? Da sola ?

  3. marina.p says:

    La tua scuola non sa cosa perde se tu te ne vai……

  4. sabinaminuto says:

    Grazie ancora. Ma forse i colleghi tireranno un sospiro di sollievo perchè io passo e sono solo una r………..i!
    Meglio forse cambiare ambiente del tutto e andare ” a fare il mio” da un ‘altra parte, confidando di trovare colleghi più motivati o almeno un po più “svegli” ( leggere nel senso letterale )

  5. marina.p says:

    Se devo guardare all’istinto, anche a me verrebbe da dire ” tenetevi le vostre certezze, le vostre abitudini e i vostri orizzonti limitati!” E penserei di andare altrove. Ma poi mi chiedo: davvero nelle altre scuole ci sono colleghi migliori? Forse qualcuno. Piú o meno come quelli che hai adesso? Magari all’inizio ti sembreranno migliori perché li conosci poco…. Invece, lí dove sei adesso, ti sei costruita uno “stile” e pian piano, magari devi portare pazienza ancora un po’, verrá riconosciuto. Anche da quello che leggo nei commenti di questo gruppo, viviamo situazioni molto simili. Io ho trovato piú affinitá in questi due mesi nel nostro villaggio, che in dieci anni nella scuola dove insegno!
    Dai, resisti….. A trasferirsi si fa sempre in tempo!

    • sabinaminuto says:

      Mi rincuori e sono commossa dalle Vs parole. È un periodo difficile per me e la scuola non fa eccezione.
      Non so se sono io che esagero e pretendo da tutti di essere a me affini o se davvero nella mia scuola si sia persa un po’ la banda di ciò che l’educazione dovrebbe essere.

      So solo che lavorare in un team dove sei in realtà solo o in due/ tre mi risulta pesante.

      Nessuno si chiede più in che direzione stiamo andando e ognuno fa per sé.

      So che poi ci ripenserò, ma la delusione è così tanta che mi impedisce di essere lucida.

      Resterò comunque solo per i ragazzi di prima e per il progetto “da nativi digitali a studenti digitali” per cui ho lavorato tanto e per cui ho ottenuto il finanziamento.
      sigh.

  6. luciab says:

    Anch’io trovo più affinità qui e ho trovato tante anime gemelle in “La Scuola che Funziona”. Per gli altri sono, come tu dici, la “r….”.
    Dobbiamo rassegnarci e sopravvivere agli scrutini e poi agli esami, anno dopo anno, pensando che il lavoro che conta è prima, in aula, con i ragazzi.
    Coraggio Sabina! I tuoi allievi ti apprezzano per ciò che sei.

  7. ivemara55 says:

    Beh! Che dire!? Ci sono persone che sono sempre “in minoranza”…in minoranza nel lavoro, nelle idee, nelle convinzioni, nei sogni…. Mi sono convinta che nella scuola siamo in molti a far parte di questa categoria ma la fregatura è che siamo “sparpagliati” e non “vincoli”; viviamo immersi in ambienti non facili, che poco credono allo scambio e/o alla condivisione di idee e buone pratiche…la nostra scuola, nel senso di scuola-italiana, è affollata di persone demotivate, al termine della loro carriera (non solo in senso anagrafico!!!), ormai prive di desiderio di riscatto…troppo faticoso cambiare schemi consolidati…senza aiuti/incentivi strutturati…e chi ha voglia di cambiare uno status quo sclerotizzato, chi cerca altre vie di sopravvivenza…è inevitabilmente solo! Io sono in un ITT popolato di competenti individualità e di inesistenti condivisioni…ognuno lavora per se stesso (!?) e per le sue classi (!?)…il C.d.C. esiste solo nelle riunioni, subite!, volute dal calendario scolastico…Consolati! Siamo in tanti…che vorremmo cambiare aria…ma i nostri/tuoi ragazzi sono dove siamo/sei…e ci/ti spiace lasciarli dove sono…vero!? Avanti sempre!!!!

    • luciab says:

      E’ proprio così, Ivette. Lo vedo direttamente, ma anche attraverso gli occhi della mia figlia adolescente. La scuola è diventata la vittoria degli “adempimenti”!
      Per la nostra esperienza di Classe 2.0, che partirà in settembre, la nostra dirigente ha cercato di costruire il Consiglio di Classe più motivato cui riusciva a pensare. Giusta politica. Penso che sarà una sfida faticosa ma interessante.
      Negli altri Consigli di Classe regna il caso. Però a volte basta una sola persona “in sintonia” per creare percorsi diversi.
      @Sabina: come insegnante di lettere, tu svolgi un ruolo importantissimo. Non mollare!

  8. sabinaminuto says:

    Sì, sono di certo nella minoranza, ma che fatica! A volte l’essere minoranza può essere un vanto ma anche no.
    Tu però hai la classe 2.0 ( leggo dal tuo blog) dunque qualche collega impegnato nel progetto ce l’hai!
    funziona? Produce?

    Ciao
    Sab

  9. giuliofalco says:

    Ci deve essere qualcosa di profondamente sbagliato nella scuola, e nella società nella quale viviamo. Siamo parecchi a pensarla così e a cercare ad ogni costo un’opportunità per darci da fare. Ma siamo sempre in un modo o nell’altro tagliati fuori, in modo subdolo e ipocrita. E’ vero, forse siamo circondanti da tanti colleghi che tirano campare, che si sono adattati al modo nel quale vanno le cose. Come nel resto della vita sociale. Beh, personalmente di ipocrisia ne ho piene le scatole, bisognerebbe avere il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome. Ladri i ladri e i disonesti, fanulloni e inetti chi difetta di voglia e fantasia. ‘Nessuno’ chi occupa posizioni di potere o crede di farlo e toglie aria e spazio alla vita. Idioti chi promette sogni e governa da schifo e chi li vota. Per salvare la cultura nemmeno le promesse fasulle. Nemmeno quelle.

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