A proposito – ancora – di libri di carta e digitali

Quante cose da leggere. Uso il blog come memorandum.

dei libri passati presenti e futuri

Questa settimana mi sono imbattuto in alcuni bei post che vorrei qui condividere con voi.

Il primo è intitolato “Non esistono idee isolate, esistono solo ragnatele di idee” ed è secondo me un post da prendere a modello su come si scrive un articolo di un blog: breve ma completo, con link precisi di approfondimento e di ampliamento del tema (la necessità di ripensare e, direi, resettare il modo di concepire la produzione e la trasmissione della cultura nell’era digitale, perfettamente descritta anche dall’ottimo post di Luca Sofri nel suo blog Wittgenstein e intitolato “La fine dei libri“) e una piccola sitografia finale per inquadrare l’argomento anche in maniera diacronica. Da leggere in tutti i suoi percorsi, per farsi un’idea seria e non superficiale sulla sempre troppo banalizzata querelle cartaceo vs. digitale.

Il secondo è un’infografica su come un libro cartaceo diventa testo digitale (“How…

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado.
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2 Responses to A proposito – ancora – di libri di carta e digitali

  1. Andreas says:

    Sì, è interessante questo articolo. Condivido molto di quello che c’è scritto. Non posso non notare che a volte nel mio blog faccio un po’ il contrario, postando articoli scritti in “forma lunga”. Ci ho pensato un po’. Il motivo chredo che stia nella finalità di iamarf.org, che è sempre più prettamente didattica. Quando lo usavo un po’ più come blog scrivevo articoli brevi, ma ora sento la quasi la necessità di fermare le persone su alcune precise riflessioni, invitando alla profondità. Un po’ lo devo fare anche perché le attività del blog fanno spesso parte di percorsi istituzionali e mi devo un po’ difendere da un giudizio critico dei miei colleghi. Insomma, è tutto un aggiustare… ma ci sto ancora pensando 🙂

  2. sabinaminuto says:

    Prof,
    I suoi articoli sul blog sono certo lunghi, ma densi di idee e pieni di sostanza. E comprendo pienamente la necessitá didattica di cui parla. Anche io, nel mio piccolo, con gli studenti sono prolissa, volutamente prolissa, perché credo nella forza della ridondanza.
    Fermarsi a riflettere fa bene, così come cercare di spostare sempre un po’ di lato il punto di vista: un piccolo scarto, un’occhiata diversa e magari anche i più riluttanti trovano qualcosa su cui lavorare. In fondo, non é vero che virtuale sia sinonimo di superficiale come sostengono,quasi tutti i miei colleghi!

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