Il senso di un addestramento

Riflettevo, ieri, su quale fosse infine il senso del mio lavoro di insegnante di Italiano, dopo una riunione sui risultati iNVALSI.

La parola addestramento le sento davvero estranea. E’ così che voglio lavorare? Devo addestrare qualcuno a fare qualcosa? No, non credo proprio. Tutta questa enfasi sul risultato, legittima ovviamente, io non riesco a condividerla. Come se tutto si riducesse ad una gara, ad una classifica. Non credo sia questo lo scopo.

Non amo le prove Invalsi ma le ho sempre fatte e svolte con il massimo della serietà e tutto l’impegno possibile. Lo stato me lo chiede, è il mio lavoro, lo faccio. Ma forse sarebbe il caso che noi docenti le usassimo diversamente. Non per chiederci cosa fare per prepararle (ammesso che si possa) e far alzare la media del rendimento ai nostri studenti. Ma per chiederci, se mai, come le prove possano influire sulla mia didattica, come le posso usare per migliorare il mio percorso di docente. Capovolgere la prospettiva, insomma. Il percorso, non il prodotto. Come tutta la pedagogia odierna sembra insegnare.

Le prove Invalsi accertano e misurano, non valutano, competenze. Forse dovremmo chiederci cosa esse siano realmente e se lavoriamo  davvero su una didattica per competenze e non solo su contenuti. Forse dovremmo aggiornarci su come si insegnano le competenze, perché si può, ma non certo con una lezione frontale o non comunque solo con quella.

Forse dovremo infischiarcene degli esiti che ci posizionano sotto o sopra i livelli di qualche altro e invece di pensare ad addestrare, pensare  ad una didattica su compiti autentici che sviluppi quella competenza sacrosanta che l’Invalsi richiede.

Così oggi, per trovare senso, partendo da don Abbondio, dalla litote e dalla similitudine ho dato ai ragazzi il permesso di usare il cellulare e in una veloce attività laboratoriale la possibilità di testare due competenze basilari, anzi tre: trovare fonti sul web, sintetizzarle e  preparare una breve esposizione orale su uno dei personaggi proposti rispondendo alla domanda: “E’ un Don Abbondio o no? e se no perché?” E’ andata molto bene, gli studenti l’hanno presa molto seriamente, hanno prodotto brevi esposizioni complete ed esaustive il tutto in 15 /20 minuti.

Non male. Sono contenta. Con buona pace dell’Invalsi, delle classifiche e dell’addestramento.

Qui il lavoro in una prezi.

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado.
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