Perché in-segno la poesia

Io credo nelle parole, credo nella potenza delle parole. Punto uno.

Punto due credo nella bellezza e credo che tutti ne abbiano diritto. Abbiano diritto a leggerla, a vederla, a scoprirla anche dentro di loro.

Punto tre io insegno italiano dunque la bellezza è, o dovrebbe essere, il mio mestiere. Uso mestiere volontariamente in senso di lavoro artigianale, quotidiano, fatto di sudore e fatica e fatica e sudore.

Insegno in una scuola professionale e in un istituto tecnico dove certo l’italiano non è, per così dire, la materia preferita. Ma. C’è un “ma”, sul quale rifletto tutti i giorni, quando sento colleghi dire che oggi ai ragazzi nulla interessa, sono svogliati, apatici, vuoti. Vero. A volte. Ma io non mi do per vinta. Parto dalla poesia con questa convinzione. A scrivere si impara e si insegna. Scrivere è costruire il pensiero nella mente e poi sulla pagina. Scrivere aiuta a pensare, scrivere ti rende chiaro a te stesso e al mondo, scrivere costruisce la realtà come tutte le parole. Leggere parole scritte da altri è addentrarsi in un mondo fantastico e sconosciuto . Un’avventura dell’anima.

Perché dovrei privare i miei alunni di questo piacere? La bellezza è democratica, forse ciò che di più democratico ci sia al mondo: tutti la possono cogliere e produrre, perché no?

E così lavoro tanto sulla poesia, letta, ascoltata, riletta, rifatta, ribaltata, riscritta, aggiornata, prodotta in modo originale. Con la poesia si impara l’importanza della parola in sé, singola, si imparano il suono e  le pause. Si impara la punteggiatura, il linguaggio figurato e la sua enorme potenza, si impara a manipolare le parole e a farle nostre. Si impara il ritmo, la revisione, la cura dei particolari, il colore.

Si impara a saper che Giacomo ha scritto l’infinito a 22 anni ed è uno di noi. Che Ugo soffriva per suo fratello morto come noi, che Emily osservava i fiori come noi, che Antonia ricordava la sua infanzia  come noi.

Ecco perché parto sempre con i laboratori di poesia.

E poi il mio alunno A. scrive:

“”Vengo da dove l’ascensore è sempre rotto
per 12 mesi all’anno
Vengo dalle case popolari
dove il cielo è sempre buio
Vengo dagli sfratti, le case cambiate
Vengo dalle bocciature
degli anni persi a scuola
Vengo dai treni
senza biglietto……”

Allora sono felice e capisco che tutto ha un senso. Alto e potente. Credo.

Come quello che vedrete qui sotto.

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado.
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