Alzare l’asticella

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Mi hanno proposto di partecipare al concorso Aned sulla Shoah. Ho detto di no. Con quale delle mie classi mai potrei avvicinarmi ad un tale tema? Nessuno in effetti dei ragazzi ama o sa scrivere ad un certo livello, la storia per loro è solo il nome di una materia (noiosa) per lo più incomprensibile. Pochi dei miei studenti studiano nel senso che i miei colleghi di scuola superiore danno a questo vocabolo. Quasi nessuno alla parola “concorso” manifesterebbe un qualsiasi tipo di entusiasmo. Sì, ho affrontato con tutte le classi la giornata della memoria, ma un concorso serio è altra cosa.

Altra cosa, appunto. Altra cosa. Ho pensato e riflettuto. E poi un’ illuminazione. Altra cosa appunto. E’ di altre cose che ho bisogno per motivarli, per farli crescere, per svegliare in loro un lumicino, una fogliolina verde, tenera da coltivare e far germogliare. Alziamo l’asticella, mi son detta. Proviamo.

Ho scelto la classe più difficile, per disciplina ma soprattutto per l’interesse inesistente,  per la fatica con cui mi fa lavorare, per i volti scocciati, tristi, vuoti di fronte a qualsiasi proposta di lavoro, di dialogo. Ragazzi persi direbbero i più. Con la testa nel cellulare o china sul banco, il cappuccio sul capo e il buio nel cuore. Quelli che non hanno mai fogli né penne, quelli per cui mi pare di lavorare sulla sabbia. Ho scelto loro come una sfida. Per me, ma anche per i ragazzi stessi.

Scriveremo poesie, lo abbiamo già fatto e qualcosa in loro si è smosso. Scriveremo delle donne nei lager. Stiamo raccogliendo materiale, selezionando fonti, ammucchiando immagini, compilando schede.

Non so cosa ne uscirà fuori, come sempre quando inizio un percorso.Forse nulla. E’ il bello del mio mestiere. Però so che i miei alunni se lo meritano. Si meritano la mia fiducia, la mia energia e le mie idee. Si meritano che io alzi l’asticella e li consideri degni di fare ed eccellere in qualsivoglia tipo di attività. Già guardano i video delle testimonianze con altri occhi. Alcuni chiedono, altri fanno osservazioni acute. Non vogliono partecipare. Solo in pochi han detto sì. Ma non importa. Scriveranno lo stesso e poi vedremo.

Mi son chiesta se mettere orrori davanti a chi ha già spesso una vita difficile sia giusto.  Propongo atrocità cercando di non usarle per stimolare semplice curiosità, ma pensiero nel senso socratico del termine. Aggiungerò forse dolore a dolori che si portano dietro neanche troppo nascosti? Ma non è forse appunto così che si può crescere, condividere un peso, affrontando l’idea che il male è esistito ed esiste ma che noi umani siamo  più di ciò o altro? Non è alla fine questo un percorso di speranza? Al momento non lo so e non ho risposte. So che scriveremo di sicuro, che i loro occhi già un po’ si sono illuminati, poi si son subito spenti, ma un po’ hanno brillato.

“Magari vinciamo anche il Nobel!”ha detto H. quando ho fatto loro notare che già avevano poetato e con discreto successo.

“Non sono i fatti a sconcertare gli esseri umani, ma i loro giudizi intorno ai fatti.” Epitteto.

Con questa idea in testa mi accingo ad uno dei miei soliti azzardi didattici.

 

 

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado.
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One Response to Alzare l’asticella

  1. Ciao Sabina, fai benissimo a partecipare: le sfide ci vogliono! Tra l’altro ho visto di recente un bel film francese (di cui non ricordo il titolo) in cui una classe multiculturale di una delle banlieue più difficili di Parigi viene sfidata dalla prof di storia a partecipare a un concorso sullo stesso tema. (E naturalmente vince! La storia è vera, e il regista del film era uno di quei studenti!)
    Potresti indicare cortesemente il link per il concorso? Non lo trovo sul sito dell’Aned… Grazie!
    adele

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