La scuola come altro da sè.

banksy-graffiti-street-art-palestine1

E’ tutta la settimana che rifletto su quello che vedo intorno a me, nella scuola. Dalla lettera dei 600 alla settimana delle eccellenze, a quelli, eccellenze o meno, che non riescono ad esprimere una opinione personale su un verso di una canzone, che non trovano in un testo anche semplice, un legame con la loro vita, che non sanno discutere se non urlando o dicendo parole grosse. Mi guardo attorno spaesata. Lo ammetto.

Una volta ho detto che ho deciso di cambiare didattica perché non sopportavo più che gli alunni passassero ora guardare fuori dei vetri della finestra la vita vera. Cosa che evidentemente continuano a fare. Non riusciamo a insinuare in loro il dubbio che qualcosa di quello che è o fa la scuola li riguardi da vicino, sia anzi indispensabile. La scuola è sempre altro dalla vita e la vita è fuori. Le eccellenze  della settimana seguono e percepiscono  dibattiti meravigliosi per loro appositamente organizzati come se fossero altro  dalle lezioni (preferisco stare in classe a fare niente mi ha detto un alunno).  E’ vero sono altro in effetti. Come un corpo estraneo cresciuto stranamente dentro un organismo che invece ogni giorno si occupa di altro.

Alessandro Barricco disse in un famoso dibattito televisivo a chi gli rimproverava di difendere i giovani “fannulloni” che la scuola mette troppa distanza tra il fare e la soddisfazione del fare.  Verissimo. Non si può amare, né appassionarsi, né trovar gusto in qualcosa di cui non si percepisce l’utilità o la bellezza e che si dice si debba imparare perché un giorno (non si sa quando) ti servirà. Non c’è apprendimento senza motivazione e la motivazione nasce dalla passione . Chi non trasmette passione non insegna. Chi non prova passione, anche poca, per un breve lasso di tempo, non impara.

E allora io mi chiedo tutti i giorni questo:  sono convinta che Dante serva? Sì. Sono convinta che occorra una volta nella vita leggere Leopardi? Sì. Sono convinta che tutti, dico tutti, abbiano diritto alla bellezza? Sì. Dunque prendiamo questi studenti e troviamo un modo di far intuire loro che questa bellezza, queste parole, la nostra lingua, sono anche esse parte della loro vita. Non si fa amare la scrittura con la grammatica e paradossalmente non si impara la grammatica con la grammatica. Questo oramai è assodato dalla ricerca di anni di studi. Occorre trovare un modo diverso.

Quale? Io credo ci sia solo una via: quello che tento di insegnare deve essere in qualche modo significativo per chi lo deve apprendere. Significativo vuol dire dotato di un senso. Forte, possibilmente, magari imprescindibile. O magari poco e nascosto ma deve rivestire un senso. Altrimenti perderemo in qualche anno tutti questi studenti, gli apprendimenti appiccicati per le interrogazioni cadranno nel dimenticatoio sempre più i fretta, i 600 continueranno a lamentarsi che i ragazzi non sanno scrivere. Per forza, alla fine scrivono poco, pochissimo, e solo e quasi sempre per finta. Senza pubblico, senza scopo, senza un contesto di compito autentico. Senza una pratica di scrittura reale o realistica; senza un amore della lettura che non sia obbligata non si correggono gli ha senza acca e gli accenti mancanti.

Saltiamo sto muro e colmiamo sto fosso. Basta con il noi e il loro, questi ragazzi abbiamo davanti e con questi dobbiamo lavorare. E se per farli scrivere e riflettere su limite e possibilità degli umani devo usare Jovanotti insieme a Leopardi, lo faccio, come stamane, senza alcun pregiudizio, alla faccia di che vuole solo teste ben piene  e delle teste ben fatte non sa che farsene.

Advertisements

About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado.
This entry was posted in Pensieri. Bookmark the permalink.

One Response to La scuola come altro da sè.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s