Immigrati per sognare immagini allegoriche

A ottobre ho conosciuto la seconda A. Un incontro fatale in molti sensi: 4 mesi da incubo. Tutto ciò che nessun insegnante vorrebbe mai avere nelle sue classi era tutto condensato fra quei banchi: maleducazione, insulti, liti, voce alta, nessuna voglia di lavorare, rifiuto di qualsiasi proposta didattica, nessun materiale mai, improperi, passività assoluta. Sembrava che niente li scalfisse. Rassegnati alla loro sorte. Mai disponibili a nessun dialogo educativo. Dei nemici: ecco li sentivo a me nemici. ed ero in effetti per loro una nemica. Una sensazione bruttissima. Ho pianto almeno due volte in classe. Nonostante i miei sforzi non succedeva nulla. Ho impostato non  so quante azioni didattiche diverse. Sembrava non funzionare nulla. A volte ho anche scritto sul registro “la classe si rifiuta di lavorare, non è possibile svolgere alcuna lezione”. Mi vergognavo molto di essere così disarmata, di non trovare una strada che li aiutasse a capire che potevano fare, se solo avessero voluto, e anche imparare molto. Che c’è bellezza nello studio e nella vita, basta cercarla.

In questo ultimo mese la seconda A è diventata mia classe d’elezione. Non li vorrei abbandonare mai. Non so cosa sia successo di preciso, forse nulla di speciale. A poco a poco hanno cominciato a vedere il senso del loro stare sui banchi. Certo non lo ammetterebbero mai, sono adolescenti, ma io lo percepisco.

Hanno scritto poesie bellissime e molto apprezzate da colleghi e altri studenti. Questo li ha resi consapevoli del loro poter fare. Hanno vinto un concorso con le loro poesie sulla Shoah. Questo ancora di più li ha fortificati. Hanno affrontato lo studio di Dante e tutti si sono fatti interrogare con buoni risultati. Hanno scritto racconti horror e si sono, ci siamo divertiti. In questi giorni hanno affrontato l’ Iliade perché sono uomini e volevano una storia di guerra. E’ incredibile come a loro piaccia. Vediamo il film Troy e confrontiamo scene e testo di Omero. Sanno perfino chi è Vincenzo Monti. Si preparano scalette insieme a me e le usano per le interrogazioni.

Discutiamo molto in classe e a volte ridiamo anche molto. Nessuno mi ha più preso in giro, come prima succedeva. Non mangiano più così spesso come facevano e non bevono coca cola nelle mie lezioni. Ci siamo accordati sulla consegna del cellulare. Me lo affidano quasi tutti. Chi non lo fa lo tiene in tasca.  (tranne uno) Un successo.  Ho chiesto loro perché non volevano studiare e mi hanno detto: ma nessuno ci voleva prof. Si vede che a lei piace stare con noi.

Adesso li ho convinti a studiare anche storia. Ho preparato brevi percorsi allegati al registro e puntato tutto sulle immagini: il volto di Giustiniano? Eccolo! Il mausoleo di Teodorico? E’ a Ravenna! Ma c’è anche Dante! Prof. a Ravenna c’è la cultura! Il Bosforo e i Dardanelli sono presto rintracciati sulla carta. E così via.

Li incito a esporre e loro ci provano. Li provoco sempre con domande difficili e loro dicono: “Ma siamo L’IPSIA!” prof.!” Mica il classico!”.

E così indagando ho scoperto che oltre ad avere di sé una immagine assolutamente negativa, nemmeno sapevano che cosa volesse dire l’acronimo della nostra scuola.

Allora li ho sfidati a farne uno loro e hanno creato questo: Immigrati per sognare immagini allegoriche. IPSIA. Dante insegna.

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado.
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3 Responses to Immigrati per sognare immagini allegoriche

  1. Complimenti Sabina, sei una grande prof e una bella persona.

  2. orma says:

    Complimenti davvero!!!

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