Voti e google

Mi piacerebbe affrontare il problema della valutazione una volta seriamente. In una bella discussione collegiale dove ciascuno dice cosa ne pensa e si sta a parlare tanto, magari si discute  ma ci si chiariscono le idee.

Io di idee ne ho poche e confuse. La valutazione mi angoscia spesso, e quando arriviamo in questo periodo provo a trovare il bandolo della matassa, ma spesso non ci riesco.

Mi si pongono davanti diverse situazioni.

Ad esempio si inizia a discutere di voti adesso, a maggio. E’ un po’ tardi. Ma prima? Perché non abbiamo affrontato il problema in corso d’anno, in dipartimento, analizzando le linee guida e ragionando su  cosa il ministero ci chiede. Perché non abbiamo provato a darci una linee comune? A pensare quale sia il significato da dare a questo termine? Io sono sincera faccio tanta fatica  a trovare una mappa o rotta da seguire. Ogni collega ha la sua risposta magari ragionata e giusta, ma penso che faremmo un buon servizio agli studenti se ci dotassimo di qualche punto fermo comune.

In secondo luogo: non credo che i voti siano la valutazione. Troppo semplice. Eppure lo stato mi chiede un valore numerico in cui riassumere una persona. Io lo  trovo difficile e anche ingiusto. E’ vero che è rassicurante per certi versi perché ciò che è misurabile esiste ed io non faccio altro che prenderne atto. Ma c’è un grosso problema. Io credo nella valutazione formativa. Se tutto si riduce alla media matematica si commettono spesso danni atroci e irreparabili. Io vorrei valutare un percorso e non solo delle performance. Vorrei usare parole e non solo numeri. Perché ogni alunno è unico e solo  io so che cosa ci sta dietro ad una sufficienza risicata o ad un’altra. So le fatiche fatte o non fatte, so di chi mi sono fidata e di non ho potuto, ho vissuto 9 mesi con i miei alunni. Ai ragazzi dico sempre che io non faccio le medie matematiche. Che per me contano tanto altri elementi: l’impegno, il progresso, la partecipazione. Tutto questo è scuola nella mia testa. Ma spesso mi capita, in certe classi, di vedere come questo cada nel vuoto perché loro stessi preferiscono i numeri di due /tre interrogazioni a quadrimestre, la media. Questo li esime da altri impegni, da altre richieste. Come succede i questi giorni: molti alunni non vengono più a scuola, saltano certe ore appositamente per non rovinarsi la media o per non dover affrontare l’interrogazione. Tanto poi  fra 15 giorni chi li trova più? Io mi avvilisco. Penso che devo aver fatto davvero male il mio lavoro se ho lasciato loro solo questo messaggio: venite  a scuola per la verifica, il voto  sul registro. Punto. Quanto a tutto il resto a che serve? C’è “google”! dice un mio alunno. E si rifiutano perfino di prendere appunti, tanto poi studio a  casa, magari mentre vado a ripetizione.

Altra situazione: le competenze. Ma se io devo insegnarle ( e devo) come posso valutarle così? Come posso richiedere un semplicistico ripetere di contenuti dati da me  o anche solo studiati dal testo? Io non credo di far bene il mio lavoro agendo in questo modo. Non dovrei costruire dei sentieri da percorrere insieme a loro, gli studenti, lasciando anche che ognuno ci aggiunga del proprio? Non dovrei fornire strumenti di lavoro, guidarli , indirizzarli verso un possesso e un riutilizzo di quanto appreso? Non dovrei quindi avere delle rubriche che mi aiutino a valutare, condivise con i colleghi e con i ragazzi?

Non so. Sono davvero confusa in questi giorni. Vedo bene chi merita di essere promosso e chi no ma spesso questo non coincide con il voto che dovrei loro attribuire se facessi un semplice calcolo matematico.

Ma magari potrei usare google anche io, che tanto, tutti lo sanno, sono una patita di tecnologia.

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado.
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3 Responses to Voti e google

  1. luciab says:

    Cara Sabina, mi sembra di sentirmi parlare a voce alta. Insegno anch’io in una scuola superiore, vedo con costernazione i ragazzi sfuggire ai test per non mettere in pericolo la famosa media. E sono confusa quanto te, con l’eccezione di un punto che mi è chiarissimo: le competenze e i test tradizionali non vanno d’accordo. I Dirigenti che vogliono da noi entrambe le cose soffrono di schizofrenia e dovrebbero rientrare precipitosamente in classe a fare i prof, giusto per rinfrescarsi un po’ la memoria.

    • sabinaminuto says:

      Ciao ,
      Esatto ! Io soffro un sacco e tutti i giorni mi chiedo come posso fare. Non trovo mai risposte 😦

      • luciab says:

        Sì, è una sofferenza anche per me. A volte penso che per fare le cose come vorrei, mi servirebbero tempi più distesi. Altre volte penso che questo sia solo un alibi, e che dovrei invece “cambiar testa”. Insomma non sono ancora riuscita a districarmi in questa contraddizione.

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