Ah l’uomo che se ne va sicuro.

Seguo da due giorni una discussione di didattica  su una pagina fb di una persona che stimo. Mi pare di condividere le sue idee e comunque mi sembra una persona  disponibile allo scambio e a valutare le posizioni altrui.

Però sono costretta  ad ammettere che invece vedo (leggo) altre persone (ahimè colleghe) che invece intervengono con una durezza e una sicumera impressionante. Del tipo “Si fa così perché si fa così” oppure “Si è sempre fatto così” oppure ancora “tu non capisci” o meglio ” ce l’hai con me”.

Ma come? Dico io. Ma siamo docenti per bacco! Vorremmo accettare di mettere in discussione il nostro punto di vista con gli altri? Possibile che non ci sfiori l’idea che anche gli altri possano avere qualcosa da dire? Perché non si accetta di dibattere  e non di litigare? Perché si evitano le risposte precise alle domande precise? Come puoi essere un buon docente se parti comunque dall’idea di avere le chiavi della sapienza in tasca?

Ma poi mi quieto e mi rispondo da sola: il web non è diverso dalla vita, in fondo. Solo più amplificato  e risonante, solo più accessibile e più veloce. Adesso capisco: nella vita quotidiana non sarei mai addivenuta ad una simile discussione perché io non discuto mai con chi presume. Io non presumo mai niente e mi pongo sempre nella posizione di chi ascolta e poi se mai cerca di contribuire al dialogo.  Le persone che presumono di avere ragione, a prescindere, e non scendono a considerare gli altrui punti di vista si chiamano di solito narcisisti. Io non credo che con essi abbia un senso discutere. Nemmeno di didattica. Specie se poi tale posizione non è circostanziata da fatti, esempi, riferimenti pedagogici ma solo dal semplice “si fa così”. Questa posizione non è condivisibile da me e dunque ho abbandonato la discussione. Con tristezza però. Pensando a quanto potere esercitano i docenti sulle persone e sui ragazzi e a quanto possano sbagliare a volte  se nemmeno sono capaci di accettare  un dialogo verbale on line. Un semplice scambio di idee.  Questo essere così giudicante e mai accogliente che è un po’ la malattia di tutti gli insegnanti, mi deprime. Se facessi così il mio lavoro ogni giorno non porterei mai a casa nulla. Ho imparato a non giudicare, ma a archiviare pensieri ed elementi di giudizio  e ad emettere valutazioni sulle performance, non sulle persone,  solo alla fine di un percorso.

Ma forse sbaglio io. Alla fine alla maggior parte dei docenti interessa il prodotto e del percorso non importa un benemerito fico secco.

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado.
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One Response to Ah l’uomo che se ne va sicuro.

  1. soudaz says:

    Reblogged this on Il Blog di Tino Soudaz 2.0 ( un pochino) and commented:
    Condivido pienamente!

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