La valigia per Follonica, al ritorno

 

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Sono tornata ieri sera distrutta  ma felice da Follonica dove ho partecipato al convegno “Le storie siamo noi” di Simone Giusti e Federico Batini.

Ho condotto con Sara Moretti di T21 un laboratorio che ha ripercorso in breve il nostro lavoro “Origini” che contamina Writing Workshop e teatro sociale.

Non voglio raccontare del laboratorio in sé: il materiale è on line e se ne è già parlato  qui. Vorrei invece dire cosa mi porta a casa nella mia valigia per Follonica.

Mi porto a casa tanti sorrisi e incoraggiamenti: i volti sorridenti delle colleghe IWT e di tante altre che ho avuto il piacere di conoscere.

Mi porto a casa l’idea germogliata dalle  delicate e profonde parole  del Prof. Andrea Smorti. “Le narrazioni sono la moneta corrente della cultura” “Esiste un modo di apprendere narrativo” ” Nella narrazione tutti abbiamo in comune l’attesa: lo stato delle cose che è lecito aspettarsi poiché prevedibile per esperienza; l’apprendimento nasce quando questa attesa è violata o complicata da qualcosa, consiste infatti nel superamento di questa violazione tramite modi e mezzi inventati dall’essere umano.” “L’essere umano è un costruttore di aspettative ed esse nascono quando conserviamo la capacità di sorprenderci  e di sostare dentro di essa”. ” Gli studi  sui processi narrativi  e le funzioni cerebrali ad essi sottesi ci inducono a ritenere  che passato presente e futuro siano categorie legate indissolubilmente  e non possano essere intese separatamente”.

Quanto questo mi riguarda come docente di letteratura! Quanto mi invita a riflettere sul serio.  Non è dunque certo la “Storia” della letteratura che crea cultura e apprendimento quanto il pensiero narrativo. Non è il sapere che Giacomo è nato nel 1798. Ma il leggere nei suoi versi una aspettativa violata, che coinvolge  anche me e che mi riconduce alla forza del testo letto e scritto e al perché leggere e scrivere ci insegna e ci aiuta. E’ nelle parole dei suoi testi, nel naufragare nel suo mare che trovo ciò che può ancora oggi parlare ai miei studenti. che sapranno cogliere e mettere a frutto quando finalmente collegheranno letteratura e vita e si porranno in quella dimensione di sorpresa perenne che, in fondo, caratterizza ogni buon lettore. Poi metteremo dentro, certo, la biografia di Giacomo, la lettera a Pietro Giordani, i passi dello Zibaldone, il volto sofferto e tenero di Elio Germano che ho scolpito nel mio cuore. E allora ecco che forse scatterà l’apprendimento, quello vero, che rimane per sempre, che tollera perfino che ti dimentichi la data rinascita e di morte ma che ti fa ricordare una siepe, un colle, un vento e tutte le siepi e i colli e i venti della tua vita.

Mi porto a casa l’incontro con le passioni combustibili di  Agnese Radaelli. I molti spunti di lavoro che certo userò. I suoi occhi felici di comunicatrice eccellente, la sua capacità di essere lì per noi e con noi. Ho appreso tanto in due ore di laboratorio, ho avuto idee per lavorare almeno per un intero anno scolastico. Ho scoperto con gioia che esiste un mondo di giovani editor appassionati e competenti capace di creare cultura con occhi diversi, quelli di cui oggi abbiamo davvero bisogno.

Mi porto a casa l’accento siciliano e le storie della carriera di docente del prof. Cometa, grande affabulatore e studioso di letterature comparate a Palermo. Mi porto il ricordo dei suoi alunni alla scuola media di Motta Camastra, le parole con cui ci ha chiarito una volta per tutte che narrare è “costruzione del sé”. Che la nostra mente ragiona in termini narrativi e che quindi  la metafora è una categoria del nostro pensiero. Che la narrazione esisteva prima che l’uomo stesso  avesse inventato il linguaggio. e che dunque la narrazione è spesso la CURA  che ci aiuta a superare la paura della morte, l’ansia di essere ominidi  difettosi che sperimentano strategie di sopravvivenza, immaginandosela.

Anche questo mi riguarda profondamente. Non è forse ciò che faccio quando leggo letteratura con i ragazzi? Quando cerco di farli stupire di una parola, di modo di essere di un personaggio, di un verso di una poesia? Non è questo in fondo che ci aiuta a diventare lettori consapevoli e migliori? A trovare la “necessità” della letteratura?

Mi porto a casa le parole della Prof.ssa Vanessa Roghi su Don Milani. Le riflessioni sui “veri reati della scuola” e sulla scuola di classe che tutti  si beano di dire superata e che invece esiste ed è profondamente radicata nel nostro stesso modo di concepire “l’istruzione” (parola che odio, alla quale sostituisco educazione), la lettura  e la scrittura. Mi porto i riferimenti a Starnone, a Lodi,  a Freire . Mi porto a casa l’idea di sostituire il punto di vista dello sconfitto, che definisce le persone da ciò che non sono, con il punto di vista  di chi si attiva, produce processi di mobilità sociale anche all’interno della scuola , dell’aula dove la letteratura, in quanto bellezza, non si nega a nessuno, nemmeno a “quelli delle professionali”, e aiuta tutti a riconoscersi e a promuovere la propria vita.

Il ” potere della parola” era il titolo della relazione della prof.ssa Roghi. Ed è anche il pensiero con cui finisco la mia riflessione. Il potere della parola anche quando è scorretta, è scomoda, è reppata, è intrisa di fatica, è urlata, è storta. E’ dolore puro come in questa poesia del mio studente Alin, affogato  nel mare magnum della dispersione che ogni giorno spero di rivedere tra i banchi. Il potere delle sue parole rimarrà per sempre nel mio cuore con il rimpianto che, con lui, io invece non ce l’ho fatta.

Vengo da una sigaretta spenta

 e la voglia sfrenata di consumarla col vento

Vengo dalla gola secca

simile ad un deserto completamente arido

Vengo dalle discussioni in famiglia

fucilate nel petto

Vengo da una lingua in fiamme

Vengo immaginando un fiume

di lava in bocca

Vengo dagli amici in lontananza

e la voglia di scappare per raggiungerli

Vengo da un luogo accogliente

e l’odore di pulito nell’aria

Vengo dalla tomba di mio padre

non avendola mai neanche toccata

Vengo dalla musica

il suo suono assordante, rimbombante in testa

Vengo da una calda pizza

e il suo gusto eccezionale

Vengo dai miei errori e le mie scelte

che mi hanno cresciuto fino ad oggi.

 

 

 

 

 

 

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado, a Savona, a metà strada tra il mare e le montagne. Collaboro con il gruppo IWT, per cui sono anche formatrice. Mi interesso di teatro sociale con T21. Viaggio. Scrivo.
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