Quattro mani per sei ore.

In agosto, nel caldo pugliese di Bisceglie, ci siamo trovate io e Grazia, Grazia ed io. Due docenti appassionate, due teachers del gruppo IWT.

Non credo al caso. Credo ai disegni nascosti e ai puntini che si uniscono.

Io e Grazia ci siamo trovate, come si si suol dire. Due puntini che si sono unti ma, come dice il mio amato Jova, “ma visti da lontano”. Da vicino in realtà due colleghe, due amiche, due colate di lava che scorre ma non brucia, fertilizza.

Con un albo in mano, quaderno, pc, testi sacri abbiamo iniziato a lavorare.

A mano a mano le idee prendevano forma.

L’iniziativa e l’illuminazione l’ha avuta lei: uniamo in un unico grande progetto le quattro ore di italiano e le due di storia. Ricaviamo più tempo per i ragazzi e per sperimentare. Perché quattro più due in realtà è più di sei. Se si progettano percorsi di senso e si studia per bene, sei ore diventano anche il doppio, nella resa didattica.

Che ci accomuna? La stessa tipologia di istituto, la stessa classe. Ma non solo. Un modo unico di vedere il nostro lavoro e di “sentire” i nostri studenti. Quella fatica del fare quotidiano che chi lavora in un professionale ben conosce. Quel voler sfidare un modo stantio di stare dietro la cattedra (dove in realtà né io né lei stazioniamo), quell’esigenza grande di fare la differenza, per i ragazzi e per noi.

Stiamo per iniziare la nostra avventura. [Sabina, 27 agosto 2018]

Ragionare su sei ore settimanali anziché su quattro ha dato respiro al nostro progetto e ci ha condotte a ragionare sulla cultura del Novecento nel suo insieme. Io e Sabina ne abbiamo discusso a lungo, abbiamo scelto autori e percorsi, sacrificato testi che amiamo pur di rispondere alle esigenze reali dei nostri ragazzi. L’esperienza di Sabina (IWT da molti anni) è stata fondamentale per riportare all’interno di una struttura rigorosa le nostre idee, a prima vista anarchiche. La comune formazione storico-artistica, la mia passione per la fotografia e la possibilità di incontrarci e lavorare insieme hanno fatto il resto.

Siamo partite da una domanda inevitabile: in che modo far convivere storia e letteratura in un percorso unitario? Ampliando il laboratorio. Al laboratorio di scrittura (che punta alla non fiction, dall’espositivo al saggio breve, passando per il testo argomentativo) e al laboratorio di lettura (che prevede la lettura di albi illustrati, articoli di quotidiani, racconti e testi poetici del ‘900), abbiamo affiancato quello che propongo di chiamare “laboratorio visuale”. Si tratta di guidare i ragazzi nella lettura di opere d’arte, fotografie, video documentari, e di ricavare da questo lavoro le informazioni da utilizzare nel laboratorio di scrittura per l’elaborazione di testi.

I nostri ragazzi non sono in grado di padroneggiare un intero “programma” di storia o di letteratura; ci è sembrato perciò sensato puntare al lavoro induttivo: partire dalle fonti – iconografiche e letterarie in particolare – per ricostruire i contesti, lasciando emergere le conoscenze pregresse degli studenti e la loro dimestichezza con le immagini.

Le attività del laboratorio visuale sono strutturate secondo l’impostazione del WRW e prevedono l’immersione nelle opere presentate, la loro analisi attraverso il modeling e l’uso di organizzatori grafici, la condivisione delle analisi realizzate e la produzione di testi scritti; quest’ultimo passaggio consente di far confluire il laboratorio visuale in quello di scrittura (far realizzare audiovisivi non è un nostro obiettivo, per quest’anno, ma non è escluso che lo diventi in futuro). In questo modo, i ragazzi costruiranno, nel corso del tempo, un proprio “quaderno di testo” che racchiuderà le informazioni essenziali sugli argomenti affrontati durante l’anno scolastico.

Ad anno scolastico da poco avviato, posso affermare che le novità sono state ben accolte e che i miei studenti appaiono coinvolti e motivati. Lo stesso posso dire di quelli di Sabina, con cui mi confronto quasi quotidianamente. Ho il vantaggio, rispetto a lei, di insegnare in classi che già conosco e che hanno già lavorato con me (dall’anno scorso già nello “spirito” del WRW, ma non ancora nel rigore del metodo), e che quindi si fidano anche quando porto in classe un albo illustrato: mi accolgono con un “professorè, oggi lavoriamo su un libro per bambini?”, ma poi si lasciano coinvolgere.

La difficoltà maggiore che intravedo è tenere insieme tutti i fili perché i ragazzi non si sentano disorientati. Questa, al momento, mi sembra la vera scommessa. E per non perderla, torno, torniamo subito al lavoro. ( Grazia, 23 settembre 2018]

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado, a Savona, a metà strada tra il mare e le montagne. Collaboro con il gruppo IWT, per cui sono anche formatrice. Mi interesso di teatro sociale con T21. Viaggio. Scrivo.
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