Taccuino?

Sono da tanto tempo una IWT. E una sostenitrice del taccuino da sempre. Io ne ho sempre avuti di miei anche prima, in tempi non sospetti. Quando insegnavo alle medie era per me un imprescindibile strumento di lavoro. Ma.

Ma all’istituto professionale dove lavoro ora io NON lo uso. Noi non lo usiamo. É stato impossibile e più ci rifletto più sono convinta di aver fatto bene. Non avremmo potuto gestirlo come va gestito. Non avrei potuto curarlo come mi sarebbe piaciuto e ho sempre fatto. Sarebbe stata un’occasione sprecata.

Il taccuino é il luogo in cui osservare il mondo. Uno strumento che introduce lentezza. Lentezza nello scorrere veloce del tempo, nel dare spazio al pensiero su carta, nello stimolare li studente ad annotare da scrittore sulle letture. É il luogo dove si ripongono semi di lavori futuri, territori che vanno accuditi e annaffiati. I miei studenti non possono farlo. L’ho capito dopo la prima settimana.

Se non sai perché sei nel mondo e “dove sei girato”, un taccuino non ti aiuta, anzi. Pretenderlo sarebbe stato infliggere loro l’ennesimo ” compito” scolastico mal sopportato e non svolto. Sarebbe diventato presto carta straccia dentro al cestino in classe, dove spesso finiscono le mie fotocopie o i miei materiali. Il taccuino esige un ordine anche mentale. L’ordine non si può imporre. Si deve insegnare nel tempo forse. Io non me la sono sentita. Vigliaccamente mi sono detta che non potevo farcela, e ho rinunciato. Piuttosto che sprecare tempo per costruire un oggetto così prezioso ma incomprensibile ai miei studenti che é già molto se raggiungono la scuola alle otto e entrano dal portone, ho rinunciato.

Ma. Ma abbiamo un quaderno. Il quaderno per eccellenza. Il quaderno della prof. Minuto. Su quel quaderno c’è tutto. C’è storia non separata dalla lettura e dalla scrittura, ci sono gli attivatori, ci sono i territori, ci sono i quick write, le citazioni. Fino a poco tempo fa c’erano anche espressioni di matematica ed esercizi di inglese. É da poco tempo che ho ottenuto che il quaderno sia uno solo, per noi. Molti ancora lo perdono. Molti non lo hanno nemmeno comprato. L’ho portato io. Come la pinzatrice, le forbici, la colla, i pennarelli e ovviamente le penne. Però ci scrivono ogni giorno.

Ogni giorno, come oggi, incolliamo schemi di mini lesson, ci attiviamo per metterci alla prova, scriviamo dal nostro leggere. Ogni giorno condividiamo negli ultimi 5 minuti i nostri lavori sulle tecniche apprese, sugli esperimenti fatti. I ragazzi crescono. Crescono e capiscono piano, piano. Non ho ritirato con costanza il quaderno / taccuino. Ma ne ho guardati tanti. A volte emozionandomi a volte procurandomi nervosi memorabili. I miei studenti sono capaci anche di questo. Sono scrittori a loro insaputa, lettori profondi ma sprovveduti, apprendisti del mondo come della meccanica da officina.

Sono soddisfatta della mia scelta. Imporre non é il mio stile e non avrebbe portato risultati. I quaderni della seconda sono sotto mia custodia in sala docenti, accuditi amorevolmente da due volontari. Quelli delle altre classi dimorano negli zaini, quando ci sono. Si materializzano all’occorrenza e sono pieni di scarabocchi e disegni a margine. Tipo indovinello veronese, diciamo. Dai contenuti un po’ diversi, meno agresti, ma molto più realistici. Sono tutti maschi. Che posso pretendere?

Li amo lo stesso, perché sono così.

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado, a Savona, a metà strada tra il mare e le montagne. Collaboro con il gruppo IWT, per cui sono anche formatrice. Mi interesso di teatro sociale con T21. Viaggio. Scrivo.
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