La fatica di scrivere

Scrivere è faticoso. Molto faticoso. Non per me, ma per i miei studenti. Il pensare su carta comporta sempre una presa di posizione prima, nei confronti del mondo e di te stesso.

Quando nonostante gli attivatori, gli albi , gli inviti, i mentor text letti e riletti mi trovo D. Che dice:” Non c’è la faccio, non sono in grado, non sono capace” mi chiedo dove io abbia sbagliato.

È un errore tenere così tanto alla scrittura?

È un errore pensare che se non sai scrivere, ti mancherà sempre un pezzo, uno strumento, un potere nella vita?

Io non lo so. So che credo nelle parole e che sia quelle che leggo che quelle che scrivo sono una forma di empowerment della mia persona. Non posso negarlo ai miei alunni. Non devo. Lo stato mi paga per questo: insegnare a leggere e scrivere.

Ma cosa fare con chi guarda il foglio bianco, tira su il cappuccio della felpa e poi china la testa sul banco? Cosa fare?

Non lo so. Non ho le soluzioni. Occorre accettare che una parte di loro non scriva né scriverà mai. Verissimo.

Elena mi dice sempre: non siamo Dio, non li salvi tutti.

E poi? Mi arrendo così? Rinuncio?

Mai stata quel tipo di persona o docente. Per ora, ho questa piccola strategia: vado vicino e sfioro la spalla. Scriverai domani. Oppure dico: dimmi cosa vorresti dire e scrivo io, per ora. Oppure li lascio disegnare la loro storia, fare schemi, fumetti e scritte. A volte tutto magicamente confluisce in un miracolo. Magicamente. Perché io non mi riconosco nessun merito . Come in questa poesia di Andre, oggi rapper famoso, che dopo una lunga lotta di mesi a colpi di sguardi cattivi e parolacce mi ha consegnato questo :

Vengo da dove l’ascensore è rotto, sempre, per 12 mesi all’anno.

Vengo dalle case popolari dove il cielo è sempre buio.

Vengo dalle bocciature gli anni persi a scuola.

Vengo dai treni con i senegalesi senza biglietto.

Vengo dalla strada dalla periferia.

Vengo da mia madre dalla sua forza.

Vengo dai portafogli senza denaro.

Vengo dall’acqua benedetta della chiesa dove sono cresciuto.

Vengo dai vicoli di Genova dalle vie strette e buie.

Vengo dal 24 luglio 1999, l’anno in cui sono nato.

Vengo dai piatti dei miei la cucina del mio paese.

Vengo dalle fughe stancanti dalle guardie.

Vengo da una infanzia difficile

di traslochi e di fatica.

E da allora l’ho amato, per sempre.

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado, a Savona, a metà strada tra il mare e le montagne. Collaboro con il gruppo IWT, per cui sono anche formatrice. Mi interesso di teatro sociale con T21. Viaggio. Scrivo.
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