Le parole per dirlo

Quando siamo arrivati alla fine del percorso sulla “memoria”, ho deciso che i miei studenti dovevano anche provare l’arduo compito del dire come la pensavano sub ciò che abbiamo letto. Credo sia importante per loro. Credo anzi che la letteratura e la lettura abbiano proprio questo grande dono: stimolare connessioni continue alla vita e fornire strumenti per “viverla”.

Il percorso fatto è stato lungo: dagli anni 70 e quindi dalla nostra memoria collettiva e storica, al concetto di memoria in fisica e informatica, ai testi letti che io ho scelto, ai ricalchi, alle attivazioni sensoriali, a brani di film.

In letteratura ho proposto 4 testi: due poesie di Montale, un albo illustrato, una parte ( breve) della “Coscienza di Zeno”.

Ci siamo appassionati al correlativo oggettivo. I ragazzi lo hanno ritrovato in tutti i testi. E ne hanno elaborato uno loro.

Poi però volevo scrivessero. La scrittura come processo è uno dei miei obiettivi nel Writing Workshop: dunque ho elaborato una tabella di lavoro che li ha condotti a raccogliere idee e a rielaborarle.

A quel punto il passo successivo è stato “scrivere” cioè, come loro sanno bene, pianificare idee, organizzarle e stenderle su carta. Pensare su carta. E qui ho visto il miracolo.

Ho fornito loro un mentor text, un testo modello, il mio. Hai un bel dire “scrivi” tu che hai in testa il come ( ammesso che quel come sia corretto, ma questo è un altro discorso). Se uno quel COME in testa, per svariate ragioni, non ce l’ha, non può scrivere. Si scrive di quello che si sa ( sempre) ma anche con gli strumenti che si hanno.

Quindi, come faccio spesso, io fornisco un testo modello, in questo caso mio, che prima analizziamo insieme, nella struttura non nei contenuti.

Ho consegnato e scritto alla lavagna una rubrica di valutazione con domande chiave. Nella terza riga della tabella ho scritto ” domandati se ti sei sforzato di inserire idee tue o hai solo copiato dalla prof”.

E i ragazzi si mettono a lavorare, a scrivere. Ragazzi di tutto il mondo, pensate, dal Marocco al Bangladesh, all’Albania alla Romania, all’Egitto, all’Italia, ovviamente. Manutentori meccanici che scrivono sulla memoria in letteratura, con semplicità, ma con impegno. Le teste sui fogli, il silenzio. Il mio mentor text come guida. Davanti la loro bozza. E come sempre io mi aggiro fra i banchi e faccio consulenze. E loro mi chiedono. ” Come posso dire questa cosa?” “Come posso sostituire questa parola?” “Va bene prof.?” “Non riesco a proseguire, mi aiuta?” e via di questo passo. Alla ricerca delle loro parole, della loro voce.

Mi chiama con un cenno E. “Prof! Io voglio scrivere che il correlativo oggettivo che mi ha emozionato di più è il secchio. Come lei. Perché mi ricorda l’infanzia. Ma non voglio copiare… è vero.”

Ecco qua. Che posso dire dei miei studenti? Che posso dire quando ciascuno di loro fa l’operatore e manutentore anche delle parole? Che posso dire se non che scrivere per me è sempre questo?

Ho visto sui loro volti la fatica del lavoro, la ricerca del vocabolo, di quel vocabolo giusto per quel testo. Non la voglia di copiare da me, ma il desiderio di trovare un modo proprio per uscire da un compito che, ammetto, è stato complesso.

Hanno ancora due sedute di laboratorio per revisionare e consegnare. Non so che risultati finali mi troverò davanti. Sono già soddisfatta così, comunque. Le teste sul foglio, la fatica, il silenzio. Grazie ragazzi. Grazie 3B.

Qui i loro ricalchi iniziali.

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About sabinaminuto

Insegno lettere nella scuola secondaria di II grado, a Savona, a metà strada tra il mare e le montagne. Collaboro con il gruppo IWT, per cui sono anche formatrice. Mi interesso di teatro sociale con T21. Viaggio. Scrivo.
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